Lunedì, 03 Aprile 2017 07:07

Precario e sottopagato: l'Agcom disegna l'identikit del giornalista italiano

Scivolamento della professione verso la precarizzazione, gender gap e barriere all'ingresso per le nuove generazioni: sono le principali criticità che emergono dall'Osservatorio sul giornalismo, l'approfondimento sullo "stato di salute" del settore in Italia, realizzato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. 

Il rapporto è stato illustrato a Palazzo Giustiniani, a Roma, alla presenza del presidente del Senato Pietro Grasso e del presidente dell'Agcom Angelo Marcello Cardani. 
Partendo dal profilo socio-demografico dei 2.439 giornalisti intervistati, il rapporto, giunto alla sua seconda edizione, fotografa ogni componente della professione giornalistica in Italia. L'universo dei giornalisti attivi nel nostro Paese - ampio ma in costante diminuzione nel corso dell'ultimo decennio - è caratterizzato da un marcato invecchiamento (soprattutto tra i giornalisti dipendenti ma sempre di più anche tra i liberi professionisti e i parasubordinati), da significative barriere all'ingresso per i più giovani e da un generale gender gap, sia negli aspetti remunerativi, sia nel transito dalle posizioni inferiori fino ai vertici della professione.
Lo studio denota come negli ultimi quindici anni si sia assistito ad un significativo aumento delle fasce reddituali più basse, a testimonianza della presenza di una parte crescente di soggetti che esercitano la professione di giornalista in modo parziale e precario: ciò a rimarcare una crisi strutturale di settore che coinvolge tutti i mezzi a contenuto editoriale. 
Il Rapporto indica come le criticità di natura economica - data l'elevata precarietà nonché i notevoli rischi occupazionali - siano quelle più sentite. Risultano, però, molto diffuse le diverse forme di intimidazione rivolte alla categoria, sia di origine criminale, sia derivanti da abusi dell'azione processuale, comportando potenzialmente un effetto dissuasivo sull'esercizio della professione giornalistica e sulla libertà d'informazione.