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Firenze
Giornalismi e Giornalisti:
la carta di Firenze
In quattrocento, giunti davvero da tutta Italia, al cineteatro Odeon di Firenze per dire basta alla superficialità con la quale si trattano i problemi dei precari: è questa la cornice del convegno “Giornalisti e giornalismi: per la dignità della professione”, svoltosi il 7 ed 8 ottobre scorsi, organizzato dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa Italiana; Assostampa Toscana e Ordine dei Giornalisti della Toscana. Una chiamata a raccolta per precari, collaboratori e freelance che ha discusso e redatto la “Carta di Firenze”, un nuovo documento deontologico che dovrebbe, nelle intenzioni di tutti i sottoscrittori, introdurre uno strumento in più per combattere la precarietà, per farla almeno emergere dal silenzio, spesso imbarazzato e complice, di troppi colleghi contrattualizzati. Dopo due giorni di ascolto, dibattito, contestazioni e lavoro per gruppi, la “Carta di Firenze” sul precariato giornalistico è stata approvata ed ora dovrà passare al vaglio del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti al quale il presidente, Enzo Iacopino, che ha fortemente voluto l'appuntamento fiorentino, conta di presentarlo nella seduta del prossimo dicembre. Il testo della “Carta” è molto articolato ed in sintesi impegna tutti i giornalisti ad alcune importanti azioni:
• ricercare “politiche attive contro la precarietà” ed istituire un “Osservatorio permanente” costituito da Ordine dei Giornalisti e Fnsi per vigilare sul rispetto delle regole;
• Ordine e Sindacato dovranno favorire “forme di regolarizzazione contrattuale”, e l’“avviamento verso contratti a tempo indeterminato ed equi”, in caso di nuove assunzioni valorizzando “le professionalità già operanti in azienda”;
• le aziende dovranno rispettare i “limiti di legge” per l’impiego di stagisti e tirocinanti;
• gli iscritti all’Ordine si impegnano a non accettare corrispettivi “inadeguati o indecorosi per il lavoro giornalistico prestato” e le occasioni di mancato rispetto della dignità professionale “dovranno essere segnalate ai Consigli regionali dell’Ordine”;
• tutti si dovranno impegnare affinché il lavoro sia “retribuito anche se non pubblicato” e affinché i pensionati “non siano impiegati da medesimo datore di lavoro con forme di lavoro autonomo”. Il mancato rispetto delle regole prevede l’avvio di procedimenti disciplinari.
“Questo – ha commentato giustamente il presidente Iacopino – è un punto di non ritorno”, preannunciando un attento monitoraggio delle situazioni di estremo precariato e di vero e proprio sfruttamento.
Antonello Antonelli
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